Mastoplastica additiva

L’intervento consiste nell’impianto di una protesi al di sotto della mammella, per migliorarne l’aspetto ed aumentarne il volume; la protesi può essere posizionata sotto il muscolo pettorale o sopra il muscolo, e quindi sottoghiandolare; in caso di presenza di lieve ptosi mammaria si può infine adottare la cosiddetta tecnica “dual plane” con protesi sottomuscolare ma con scollamento anche tra ghiandola e muscolo, che consente, in questi casi, di far lievemente risalire e proiettare meglio la mammella, senza bisogno, nei casi lievi, di fare l’intervento di mastopessi; la via di accesso della protesi può essere quella periareolare (incisione lungo la metà inferiore dell’areola), sottomammaria (lungo il solco sottostante alla mammella) o ascellare (da me non adottata); le indicazioni alla mastoplastica additiva sono quelle di un seno piccolo, o svuotato a seguito dell’allattamento.
Le protesi usate sono generalmente quelle in gel di silicone, che possono essere di forma rotonda, od avere una forma a goccia, cioè un profilo anatomico che dà una forma piu naturale alla mammella.

La preferenza di un tipo di protesi rispetto all’altra dipende da diversi fattori che saranno spiegati dal chirurgo al momento della visita; la decisione ultima sarà comunque sempre della paziente. L’involucro delle protesi è in elastomero siliconico. Le protesi interamente riempite di soluzione salina, largamente usate negli Stati Uniti, sono da noi molto meno usate a causa del risultato estetico e tattile molto meno naturale.
Le complicanze della mastoplastica additiva con protesi possono essere l’infezione, la dislocazione (spostamento o rotazione) dell’impianto protesico o la contrattura capsulare; quest’ultima, fortunatamente abbastanza rara, consiste in un tardivo, lento indurimento della mammella provocato dalla formazione di una capsula tenace di tessuto connettivo intorno alla protesi stessa. Una capsula intorno alla protesi mammaria si forma sempre, come si forma sempre attorno a ogni protesi non biologica (protesi cardiache, vascolari e ortopediche) ma solo in limitati casi può essere così tenace e ingravescente da dare qualche problema.

Sostituzione protesi

A seconda del tipo, della qualità e del posizionamento, la durata nel tempo di un impianto protesico può essere molto variabile; molte ditte danno una garanzia decennale; vi sono donne che mantengono lo stesso impianto protesico per tutta la vita senza problemi ma vi sono casi in cui è necessario dover sostituire una protesi anche solo dopo pochi anni. La rottura dell’impianto è comunque un evento eccezionale e che con le moderne protesi a gel coesivo non comporta immediati rischi per la salute da fuoriuscita di silicone come poteva avvenire con le vecchie protesi mammarie di silicone liquido non coesivo. Se a seguito di indagini radiologiche (eco e rmn) si rileva un sospetto (o certezza) di rottura protesica si deve procedere alla sostituzione dell’impianto, soprattutto in quei casi di presenza di protesi di non certa provenienza e senza tracciabilità, cosa che purtroppo fino a qualche anno fa avveniva molto spesso a causa di sanitari senza scrupoli e di pazienti non informati che non “pretendevano” il rispetto delle regole e una adeguata documentazione. In caso di rottura della protesi con fuoriuscita di gel di silicone o nei casi di contrattura capsulare importante sarà necessario provvedere anche alla rimozione della capsula periprotesica stessa.

Mastoplastica riduttiva

Intervento volto a migliorare il volume e la forma delle mammelle; E’ indicato in caso di presenza di mammelle di grandi dimensioni; Con questo intervento, viene asportata la necessaria quantità di tessuto mammario e cute eccedente, che può andare da poche decine di grammi ad oltre il chilo per mammella; il tessuto mammario restante, comprendente il complesso areola-capezzolo, verrà poi modellato nella giusta posizione; esistono moltissime tecniche al riguardo che si sono sviluppate e perfezionate negli anni; quasi tutte prevedono il mantenimento della connessione tra le areole ed il tessuto mammario residuo che perciò manterrà la sua funzione. In questi casi il complesso areola-capezzolo manterrà, anche se un po’ ridotta, la sensibilità tattile.
Anche in questi interventi, come sempre avviene in chirurgia plastica, è necessaria una accurata pianificazione preoperatoria con misure e disegni sulla zona da operare, che deve essere fatta a paziente in piedi.
Il tessuto mammario residuo manterrà le sue connessioni neuro-vascolari per mezzo di cosiddetti peduncoli di parenchima che possono essere orientati in diversi modi a seconda della tecnica adottata (postero-inferiori, interni e/o esterni, verticali, ecc..)
In alcuni casi di dimensioni mammarie di grado elevato (gigantomastia vera) ed in pazienti non più giovani, può invece essere necessario il distacco e reinnesto delle areole, con perdita della funzionalità della ghiandola mammaria e della sensibilità delle areole.
Oltre i 40 anni è consigliabile sempre una valutazione ecografica e/o mammografica preoperatoria.

Le cicatrici che residuano a questi interventi sono generalmente intorno all’areola, piu una “t” rovesciata cioè una verticale ed una cicatrice orizzontale al solco sottomammario.

La mastoplastica riduttiva va eseguita in anestesia generale, dura all’incirca tre ore e necessita di almeno una notte di ricovero; vengono posizionati sempre due drenaggi in aspirazione che generalmente sono rimossi dopo 24-48 ore.

A volte, dopo un certo tempo dall’intervento può essere necessaria una revisione delle cicatrici o di eventuali piccole asimmetrie, fattibile anche in anestesia locale assistita (sedazione).

Mastopessi

Per mastopessi si intende l’intervento di riposizionamento e rimodellamento di mammelle che si sono rilassate verso il basso, generalmente a seguito di dimagrimento o gravidanza. Questa metodica permette di restituire alle mammelle un aspetto più tonico e gradevole senza intervenire sul volume (nessun aumento o riduzione).
Anche in questo intervento deve essere eseguito un accurato disegno preoperatorio, dove deve essere calcolata la nuova posizione che assumerà l’ areola.
L’intervento si effettua in anestesia generale; le tecniche più tradizionali prevedono come risultato, una cicatrice verticale o a “t” rovesciata, sempre con cicatrice anche intorno all’areola. La pianificazione e il disegno devono sempre essere fatte prima dell’intervento, a paziente in piedi.
In casi particolari, dove la mammella si presenti particolarmente piccola e svuotata, oltre che calata, può essere necessario l’impianto di una protesi in aggiunta alla mastopessi; la protesi potrà essere posizionata subito sotto la ghiandola mammaria o parzialmente al di sotto del muscolo grande pettorale.

Possibili (rare) complicazioni possono essere l’infezione, il sanguinamento postoperatorio ed una eccessiva perdita di sensibilità dei capezzoli.

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